Sanremo 2025: anteprima ascolti canzoni in gara
ARTICOLO
Anche quest’anno Patrizia Simonetti ha avuto il piacere di ascoltare in anteprima i brani dei Big di Sanremo 2025, e ha raccolto le sue prime impressioni anche sulle loro voci.
Articolo realizzato da Patrizia Simonetti
Come ogni anno, si è ripetuta per noi giornalisti la liturgia degli ascolti in anteprima delle canzoni dei Big di Sanremo 2025 al Teatro delle Vittorie di Roma, con Carlo Conti collegato da Milano. “Ho notato che nei testi sanremesi si sta tornando a trattare di più di rapporti personali e che il mondo del rap si sta spostando sul pop” ha detto il direttore artistico e presentatore del Festival, e noi siamo pienamente d’accordo.
Ma parliamo anche delle voci… “Viva la vita così com’è - canta Francesco Gabbani in Viva la vita - questa vita che è solo un attimo… viva la vita finché ce n’è”, un walzer della buona esistenza dove invita a passare i nostri anni al meglio, a goderseli e ad aiutarsi l’un l’altro. Voce inconfondibile con quel suo accento toscano… Molto suggestiva la voce potente di Clara in Febbre, musica drammatica e ritornello alla Mahmood dove si balla al ritmo di “Non dire je t’aime, dimmelo se ciò che provi è solo febbre, che sale e scende”. Ironico, divertente e super veritiero Willie Peyote che con Grazie ma no grazie gioca coi luoghi comuni e le frasi fatte invitando alla coerenza su un sound quasi sudamericano: “dovremmo organizzare una ripatriata tipo una cena di classe, grazie ma no grazie”. Insomma, Impariamo a dire no e vivremo meglio, e lo dice con una voce molto convincente.
Sempre al top la voce graffiata di Noemi in Se t’innamori muori, a raccontare le contraddizioni dell’amore, quando è arrivato al capolinea ma è stato vissuto fino in fondo: “perché è impossibile scordare quelle notti con il sorriso e le borse sotto gli occhi, la sensazione che se t’innamori muori, serenamente…” Convincente la voce di Lucio Corsi che canta Volevo essere un duro, ovvero la difficoltà di essere normali in un mondo di fenomeni apparenti, e allora meglio essere “lo scippatore che t’aspetta nel buio, la gazza ladra che ti ruba la fede” e invece “non sono altro che Lucio”. E meno male. Arriva anche la voce di Rkomi, con tutte vocali aperte e le parole spezzate a ricordarci che tutto ha una fine con Il ritmo delle cose che ci è piaciuta nella sua semplice drammaticità.
Tu con chi fai l ‘amore cantano The Kolors, sulla scia di Italodisco, ma più verso Mikonos, la voce di Stash la conosciamo bene, impossibile confonderla con quella di qualcun altro. Non tradisce la potenza vocale di Rose Villain nelle strofe veloci e poi nella melodia alta nel refrain di Fuorilegge, l’amore che finisce e la preghiera di riaverlo. Ed eccoci alle voci del dialetto, delle città, delle radici: quelle napoletane di Roc qco Hunt con un bel pezzo intitolato Mille vote ancora che sa di nostalgia di casa; e di Serena Brancale con Anema e core, energia e amore passionale su ritmo latino. E quella capitolina di Tony Effe che fa la serenata alla sua Roma come un Rugantino dei giorni nostri, con Damme ‘na mano, con cui ammicca a Franco Califano.
L’albero delle noci è una poesia d’amore che con la sua voce calda Brunori Sas dedica alla maternità e a sua figlia. Delicata come la nuova fragile vita che arriva, regalando una felicità così grande che “hai cambiato l‘architettura e le proporzioni del mio cuore” canta il neo papà. Unica nel suo stile di teatro canzone la voce di Simone Cristicchi in Quando sarai piccola: “ti insegnerò a stare in piedi da sola, a ritrovare la strada di casa…” commuove l’amore per una madre che dimentica la vita, così delicatamente struggente. Ancora tormenti per Irama che con la sua Lentamente ci riporta su modalità Tu no, voce potente, ma un po’ scura.
La voce non ha mai abbandonato Marcella Bella che torna a Sanremo con il suo graffio in Pelle Diamante: ritmo potente per una grande affermazione di autostima e resilienza. Il tempo non perdona, ma la voce di Massimo Ranieri ce la mette tutta per resistere: ancora potente e unica nel suo gradito il ritorno all’Ariston con Tra le mani un cuore, inno all’amore, alla solidarietà, alla responsabilità. Voce al top sempre più modulata e impeccabile quella di Giorgia che con La Cura per me racconta il superamento della dipendenza dall’amato, del resto, occhio, che è il suo momento.

Ed eccoci alla voce indolente e malinconica di Achille Lauro, con la sua ballad struggente Incoscienti giovani quasi al livello di Amore disperato e della meravigliosa C’est la vie: “amore mio veramente, se non mi ami muoio giovane…” Cassa e melodia nel refrain per Elodie e la sua Dimenticarsi alle 7 sull’imprevedibilità dell’amore che finisce. Certo “può capitare a chiunque ma che strano effetto che fa mandare giù la verità” canta Elodie, voce corposa e sensuale di sempre. Bella voce e cassa dritta per Amarcord di Sarah Toscano, del resto ha vinto Amici, una lunga carriera l’aspetta… Tra i più attesi Fedez con Battito, pezzo duro, spiazzante, da revenge song tra respiri corti e gocce di veleno, voce inquietante quanto il testo: “prenditi i sogni, pure i miei soldi, basta che resti lontana da me. Battito…”
Perfetta sinergia e armonia tra le voci di Fausto Lama e California, alias Coma Cose che questa volta a Sanremo portano Cuoricini, ripetuti a gogò che sembra di vederli sgorgare sullo schermo dello smartphone. Bella voce anche quella di Olly che abbiamo trovato cresciuto: canta la malinconia per un amore semplice che è stato in Balorda nostalgia. Tra baci che sanno di Fentanyl e parole come proiettili Emis Killa canta la sua Demoni con voce da rapper e un po’ di autotune. Raffinata. Solo così possiamo definire la voce di Joan Thiele in Eco, un monito ad affrontare le proprie paure con un incipit vagamente west, tutta dedicata al fratello. Non scende di un tono la voce di Kekko dei Modà che portano a Sanremo Non ti dimentico, la nostalgia per un amore che però non era quello giusto, molto romantica.
Se ci sarà un tormentone quest’anno, sarà Chiamo io chiami tu, ripetuto all’infinito nel pezzo dal sound latino di Gaia, forse anche un po’ meno… la sua voce però ha un gusto esotico che incanta. Le emozioni e come raccontarle, le canta Bresh in La tana del granchio, testo interessante, una voce che si difende. Francesca Michielin e la sua voce perfetta, pulita e fresca anche quando canta di tristezza e rancore come in Fango in Paradiso, un amore finito e per il quale ha sofferto tanto e ora si fa domande sul futuro. Chiudiamo con ben quattro voci tutte insieme, quelle di Shablo con Guè, Josha e Tormento in La mia parola che inizia gospel. “È rap è blues e Gin & Juice” cantano. Come spiegarla meglio?.






