CARMEN CONSOLI, autrice colonna sonora “L'amore che ho", su VOCI.fm
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La storia di Rosa Balistreri, “la voce della Sicilia”, è diventata un film intitolato “L’amore che ho” appena uscito in sala. La colonna sonora è firmata da Carmen Consoli, da sempre ispiratasi alla Balistreri, che è stata anche vocal coach di Donatella Finocchiaro, Lucia Sardo e Anita Pomario, le tre protagoniste che hanno potuto così cantare le sue canzoni, nel film e nel disco. Patrizia Simonetti l’ha videointervistata per VOCI.fm.
Intervista a cura di Patrizia Simonetti
Non solo autrice della colonna sonora, ma “special coach” per le protagoniste del film. Parliamo di Carmen Consoli che ha composto i brani inediti e curato la produzione artistica, gli arrangiamenti e l’orchestrazione di “L’amuri ca v’haju”, colonna sonora del film “L’amore che ho” di Paolo Licata che racconta la storia di Rosa Balistreri, la “Voce della Sicilia”. Il disco della colonna sonora, “L’amuri ca v’haju” (Narciso Records, etichetta fondata dalla stessa Consoli, su distribuzione Ada – Warner) è appena uscito, proprio come la pellicola in sala. Per il film Carmen Consoli ha scelto i canti tradizionali interpretati a suo tempo dalla Balistreri con la sua voce unica, potente, selvaggia, libera, forte e coraggiosa, o da lei composti, e li ha arrangiati e orchestrati per le attrici, delle quali, come detto, è stata anche vocal coach. Ha inoltre composto i temi strumentali inediti, suonato le chitarre e interpretato un piccolo ruolo, quello di Alice, artista di strada che è stata per un breve periodo la chitarrista di Rosa. Nel film la storia di Rosa Balistreri viene raccontata attraverso quattro fasi narrative: l’infanzia col padre violento, il matrimonio combinato e il carcere, il trasferimento a Firenze con il successo nazionale e i riconoscimenti da parte di grandi artisti, e la vecchiaia con il ritorno in Sicilia, quando Rosa era ormai riconciliata con la sua vita e la sua terra. Ognuna di queste fasi è interpretata da un’attrice diversa, e sono proprio le attrici a cantare nel film, prestando la propria voce a quella di Rosa: così, simbolicamente, quella di Rosa è la voce di tutte e tutti gli ultimi, gli sfruttati, gli emarginati, gli abusati, che la Balestreri non ha mai smesso di sostenere e proteggere con quella forza inesauribile, quella autenticità, quella fierezza e quella passione che l’hanno resa icona indiscussa della musica popolare siciliana. Ad Anita Pomario, volto della Rosa ventenne, giovane madre e sposa indomabile, la Consoli ha affidato le ninna nanne che Rosa cantava alla sua bambina, segno di una tenerezza che nessun dolore ha mai assopito. Le canzoni con un messaggio più politico, quelle contro la mafia, contro il clero corrotto, contro il governo e gli eserciti invasori sono interpretate con l’energia e la potenza di Donatella Finocchiaro, mentre il canto di Lucia Sardo è più dolce, voce della Rosa della tarda età, quando la rabbia si era trasformata in passione, amore e consapevolezza. La Consoli ha scelto di caratterizzare – oltre alle voci femminili – anche i brani strumentali composti: ogni tema è legato a un particolare momento della vita di Rosa che si contraddistingue musicalmente per precise scelte armoniche e di orchestrazione. “A scavaddata” ad esempio, brano che commenta la Rosa giovane, ha un suono molto mediterraneo, arabeggiante, con una strumentazione ricca e diversificata: dal bouzouki alla chitarra elettrica, dal cajon al theremin, ma anche il violino, il basso elettrico e i vocalizzi della stessa Carmen. “Lu requiem” si ascolta in un momento particolarmente drammatico, quando la sorella di Rosa è assassinata dal marito davanti a Rosa e ai loro genitori; è suonato dall’Orchestra Popolare Siciliana e dominato dal canto doloroso degli archi. L’Orchestra ritorna in “Angela Nica” dedicato al rapporto tra Rosa e sua figlia Angela, ma anche al rapporto tra Rosa e la bambina nascosta dentro di sé: un’infanzia evocata dal suono cristallino del glockenspiel che dialoga con gli archi e si poggia sulle chitarre malinconiche della Consoli, tra cui una chitarra classica appartenuta alla prozia di Carmen. “L’amuri ca v’haju”, brano tradizionale rielaborato da Otello Profazio, è l’unico in cui si ascolta la voce originale di Rosa Balistreri: qui la musica si svuota per lasciare spazio alla potenza della voce di Rosa, accompagnata soltanto da due chitarre classiche, suonate da Massimo Roccaforte e dalla stessa Consoli. Al film e alla colonna sonora partecipa anche Mario Incudine, artista acclamato della nuova generazione di musica popolare: lui è il vulcanico cantastorie a cui la piccola Rosa confida che da grande vorrebbe diventare una cantastorie come lui. I brani a lui affidati hanno quindi una strumentazione essenziale, come degli artisti di strada, dove la voce è accompagnata dalla sola chitarra acustica: Na virinedda, A barunissa di carini, U baruni re canalazzi - brano che torna nella versione della Consoli, accompagnata anche dal mandolino di Roccaforte. La colonna sonora curata dalla Consoli, oltre ad essere un atto d’amore nei confronti di una cantautrice e di una ‘attivista’ (come amava definirsi la stessa Rosa Balistreri) impareggiabile, è un dialogo, una ‘nota a margine’ d’ogni espressione degli attori, un commento al delicato mondo interiore dei personaggi del film.
(Foto di Angelo Costanzo)






