Roberto Pedicini su VOCI.fm da "Voci nell'Ombra 2024"
ARTICOLO
"Voci nell'Ombra 2024": il doppiatore Roberto Pedicini ha ricevuto l'Anello d'Oro "Miglior voce maschile TV 2024" per il suo doppiaggio di Javier Bardem (Jose Menéndez) in "Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menéndez. Ecco la videointervista di Barbara Kal per VOCI.fm
Servizio a cura di Barbara Kal
VOCI.fm è a “Voci nell'Ombra 2024” ed è un piacere essere insieme a Roberto Pedicini.
Grazie, è un piacere anche per me.
Sei qui perché hai vinto un premio importante, che cosa significa per te?
Un premio secondo me non va vissuto per ego ma per la gratificazione che si riconosce al lavoro che si è svolto in quel momento, apprezzato per la qualità delle sue caratteristiche, che possano essere tecniche, recitative, interpretative; un doppiatore si deve mettere al servizio di ciò che fa. Se lavori per ego, nel nostro mestiere, non lavori bene e vai in overacting. Il vestito che devi cucire sull'attore rischia di stargli troppo largo o stretto. Il doppiaggio è bello quando sparisce, quando scompare. Almeno è così che io l'ho sempre vissuto. Forse nasce da una mia fragilità giovanile: il non apparire è una cosa che a me interessava. Mi viene in mente un ricordo, qui al Festival c'è un amico che è Ennio Contorti che mi invitò a teatro molte volte per fare un monologo, e io gli dissi di no più di una volta. Non avevo agio, non tanto sul palco, ma con la memoria. Ho paura di dimenticare le cose, per mancanza d'allenamento. E in quel momento faccio una cosa che non si dovrebbe fare: giudicarmi, e così perdo la concentrazione. Poi teatro l'ho fatto mio malgrado, qualche volta.
Usare la voce, incollandola così bene al personaggio...
Si dimentica che è doppiato. Quando si guarda una cosa, lo stupore deve stare nel percepire la naturalezza. Lo dico da persona che doppia da quarant'anni. Anche quando vado al cinema non giudico mai, a parte se trovo voci che trovo siano proprio sbagliate, ma se vivo il film, io dopo cinque minuti mi scordo di chi abbia quale voce, e mi concentro sulla storia. Viviamo sempre su social e piattaforme pieni di giudizio; liberandoci del giudizio però ci godiamo tutto di più.
Tu hai fatto anche molta radio: hai una formazione a 360 gradi e il tuo strumento vocale lo utilizzi in tanti modi. Il ricordo che hai di quel periodo radiofonico?
La radio, che è una cosa che amo molto e che vivo come un attore sul palco, non ha uno schema di parole determinate; è basato sull'improvvisazione che a me piace da morire. Mi arrivavano messaggi dagli ascoltatori scritti o in audio, ed entravo in empatia con loro. In quel momento la cattura dell'ascoltatore dev'essere una cattura onesta, e funziona solo se la gente percepisce la tua sincerità nelle cose che racconti e nel modo in cui le esponi. A volte iniziavo il programma, mi ricordo, e dopo due frasi mi scrivevano “che hai oggi? Sei nervoso? Sei giù, sei triste?” Senza neanche conoscermi o vedermi, percepivano le mie emozioni perché abituati a sentirmi per come ero.
Che cosa consiglieresti a un giovane attore che volesse avvicinarsi al doppiaggio o allo speakeraggio?
Di fare quello che non ho fatto io all'inizio: fare un corso non di doppiaggio ma di recitazione, magari passando per un'Accademia o un Centro Sperimentale, altrimenti corsi privati ma buoni con bravi insegnanti. Oggi siamo pieni di corsi tenuti da persone che cercano di guadagnare e basta, facendo perdere tempo e soldi alla gente. Siamo in un momento storico in cui il doppiaggio ha delle difficoltà, soprattutto in fronte agli sviluppi dell'intelligenza artificiale e l'unica cosa che potrà salvarci sarà la qualità. Altrimenti l'intelligenza artificiale farà tutto... e noi non faremo niente.
Grazie per essere stato con noi, Roberto!
Grazie a voi.






