Roberto Chevalier su VOCI.fm da "Voci nell'Ombra 2024"
ARTICOLO
Al Festival "Voci nell'Ombra 2024" il doppiatore e direttore di doppiaggio Roberto Chevalier ha ricevuto l'Anello d'Oro Speciale "Stelle del doppiaggio”. Ecco la videointervista di Barbara Kal per VOCI.fm
Servizio a cura di Barbara Kal
VOCI.fm è a “Voci Nell'Ombra 2024” ed è un onore per me avere al mio fianco Roberto Chevalier, che è sicuramente l'emblema del doppiaggio italiano. Roberto, tu hai fatto di tutto, dal doppiaggio alla direzione, e potresti persino raccontarci l'intera storia del doppiaggio! Che cosa significa per te essere qui oggi con un premio importante che suggella tutto il tuo lavoro?
È un premio prestigioso per un film difficilissimo: “Megalopolis” di Francis Ford Coppola. Ha richiesto molto impegno e mi ha dato una grande gioia poter dirigere il doppiaggio. Ringrazio per questo la Eagle Pictures e tutto lo staff perché è stata una prova di fiducia e di stima non indifferente. Siamo stati ripagati perché le critiche internazionali lo hanno stroncato ma quelle italiane no, e questo significa che il nostro pubblico è più colto, più preparato, perché qui in Italia abbiamo fatto e facciamo il vero cinema, e per questo il nostro pubblico sa capire un capolavoro di questa portata.
Non dimentichiamo anche l'importanza del doppiaggio, la scuola italiana di doppiaggio è quella più accreditata a livello internazionale, e a volte anche il doppiaggio riesce ad aumentare il valore di un film.
Non posso attribuire al doppiaggio il merito del successo di “Megalopolis”, ma senz'altro è stato fatto benissimo e riflette l'originale. Quando ho conosciuto Coppola alla serata di presentazione del film gli ho detto che ero il direttore dell'edizione italiana e mi ha ringraziato; gli ho poi detto che ero la voce italiana di Andy Garcia ne “Il Padrino” e lui mi ha detto “thank you Roberto”. È stato molto gentile, e il doppiaggio sì, se ben fatto contribuisce alla riuscita del film e può persino migliorarlo. Di certo quello italiano è il migliore; in Inghilterra ho avuto modo di mixare alcuni film che ho fatto, tra cui uno che aveva come supervisore una signora americana che si occupava delle edizioni per Inghilterra, Francia, Spagna e Italia, e diceva che la versione migliore era quella italiana seguita a ruota da quella tedesca, perché gli spagnoli hanno troppa verve e i francesi sovrappongono troppo la voce, i tedeschi sono un pò rigidi, gli italiani... perfetti.
Nella tua lunghissima carriera hai doppiato veramente tantissimi attori e personaggi. Ce n'è uno a cui sei particolarmente legato, o in cui hai trovato maggiore difficoltà?
I doppiaggi difficili sono fantastici, sono sfide stimolanti. Quando mi chiedono quale sia quello che mi piace di più rispondo sempre “quello che farò”, perché non so quale altra sfida dovrò affrontare. Quando ho vinto il “Nastro d'Argento” per Eric Bogosian in “Talk Radio” pensavo di aver raggiunto la vetta, ma poi ho vinto un altro Nastro per aver doppiato Tom Cruise in “Magnolia”, due ruoli tosti, poi ho vinto un altro premio per Philip Seymour Hoffman nel film “Truman Capote”, ed è stato il ruolo più difficile di tutti i precedenti per la tonalità strana e stridula, con tanti difetti di pronuncia. Queste sono le sfide che mi piace affrontare, e sono il ricordo più vivido e importante che ho.
Un consiglio per chi vuole avvicinarsi al mondo del doppiaggio?
Il consiglio è di affidarsi a bravi maestri, perché oggi non c'è più tempo per insegnare in sala come si faceva una volta, i programmi sono troppo fitti. Poi ovviamente serve studiare recitazione, dizione, avere concentrazione e attenzione. Se si hanno le qualità e l'umiltà si emergerà col tempo.
Grazie per essere stato con noi, Roberto!
Grazie a voi.






