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Luca Ward: doppiatore da sempre e per sempre

VOCI IN VETRINA

ARTICOLO

Luca Ward non ha bisogno di presentazioni: attore di fama, sia in televisione che in teatro, voce di straordinario talento nel doppiaggio, ma anche in radio o negli innumerevoli spot realizzati durante la sua ricca carriera. Lo avevamo sentito telefonicamente qualche anno fa e torna ancora su VOCI.fm, stavolta "video-intervistato" da Patrizia Simonetti.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


Luca Ward su VOCI.fm! Ti incontriamo qui al “Sistina”, perché da un pò ami il musical e quindi ti ritroviamo con “Mamma mia!”, giusto? Però tu sei anche, soprattutto, un grande doppiatore, basta citare “Il Gladiatore” e poi ancora “007” ecc. Come ti è arrivata la passione per il doppiaggio?
Quella viene dalla mia famiglia, io sono la terza generazione. Mia nonna prima di me, mio nonno, mio papà, mia mamma. Il doppiaggio è nato così. In realtà, poi, tutti gli attori dovrebbero farlo il doppiaggio, perché non solo è importante che lo facciano gli attori, ma è importante per gli attori farlo, perché sei sempre ad un master, perché devi cercare di dare l’anima a un tuo collega d’Oltreoceano, magari d’Oltremanica, chi lo sa… Secondo me sono scuole molto importanti quelle!

Per te cosa significa “prestare la voce” a grandi personaggi?
E' una sfida gigantesca! Perché non sei tu qui al “Sistina” sul palco con il tuo fisico, la tua personalità, la tua forza, il tuo modo di dire e di interpretare un personaggio. Al doppiaggio devi stare al tempo di altri attori (quelli sullo schermo), ai loro ritmi e quella è la sfida più grande. Ferruccio Amendola mi disse: “Il giorno che ripeteranno le battute che tu hai detto, vorrà dire che hai fatto un buon lavoro”.

Tu usi la tua voce, appunto, per recitare, per fare l’attore, ma anche per cantare e per doppiare. La curi in modo particolare?
No, fumo e bevo Zacapa ogni tanto :-) Ritengo che il fatto della voce sia genetica pura; a casa tutti abbiamo (o avevamo) una bella voce. Certamente, è chiaro, non bisogna poi fare degli stravizi. Però io non faccio nulla in particolare. Vedo l’otorino una volta ogni dieci anni.

Però non basta avere una bella voce per essere un bravo doppiatore?
La bella voce è nulla! Bisogna saper interpretare, entrare nella testa e nel cuore delle persone. Devi “emozionare”; è quello che purtroppo oggi si è un pò perso.

E qual è il personaggio cui hai prestato la tua voce che ti ha emozionato di più, o il film?
Sicuramente il film più difficile che ho fatto: “Pulp Fiction”! Io doppiavo Samuel L. Jackson, avevo 34 anni, lui ne ha 6 più di me. Non era facile doppiare quel colosso e soprattutto, quel grande film.

Ed il film che, invece, che ti è rimasto nel cuore?
“Il Gladiatore”, per forza!

Ti chiedo di farci il grido.
Me le hanno dette tutte: “al mio via”, “al mio cenno”, “al mio tre”, “al mio urlo”, adesso “al mio grido” :-))) Era “al mio segnale”!

Lui gridava in quel senso.
Lui, no! Saliva a cavallo e diceva semplicemente: “Al mio segnale, scatenate l’inferno!” Basta, tranquillo, tanto lo sapeva che vinceva, era il Gladiatore! :-) VOCI.fm, vi saluto! Siete tutto un programma: voci, appunto. Un saluto da Luca!

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