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L'attore e doppiatore Stefano Skalkotos su VOCI.fm

VOCI IN VETRINA

ARTICOLO

Il doppiaggio non è più quello di una volta, spesso si va troppo di fretta ai danni dell’interpretazione. Abbiamo riassunto così il pensiero di Stefano Skalkòtos, per sua stessa definizione “un outsider del doppiaggio” che Patrizia Simonetti ha videointervistato per VOCI.fm alla Mostra di Leonardo da Vinci a Roma.

Intervista realizzata da Patrizia Simonetti


"Il doppiaggio è un grande esercizio che ogni attore dovrebbe fare per compiere un passo indietro verso sé stesso”. Parola di Stefano Skalkòtos, che si autodefinisce “un outsider del doppiaggio”, e cioè “un attore che a volte si presta a questa nobilissima arte”. Abbiamo incontrato Stefano Skalkòtos alla Mostra di Leonardo da Vinci a Roma e lo abbiamo avvicinato con piacere. Anche perché la nostra chiacchierata si è rivelata subito molto interessante, soprattutto in merito ai cambiamenti di questa professione a seconda dei tempi e dei relativi direttori: “I tempi sono cambiati - ci dice - le piattaforme non aiutano restringendo i tempi di consegna, e tutto ciò mina il piacere di recitare al leggio”. Recitare: questa la parola magica che molti dei grandi doppiatori con cui abbiamo avuto il piacere di parlare ci hanno sottolineato. “Maestri come Massimo Giuliani con cui ha cominciato – ci racconta Stefano Skaltòtos – e altri direttori con cui ancora lavoro, sono persone che si prendono il tempo di dirigere attori, e non solo doppiatori tout court, come Marco Guadagno che mi ha diretto nel doppiaggio della libellula James in “Doolittle”. Talvolta nei doppiaggi sento una musicalità più che un’interpretazione”.

Ed è anche per questo che chiede sempre di doppiarsi da solo quando lavora come attore in produzioni internazionali, e così ha fatto ad esempio in “Lift”, l’action movie diretto da F. Gary Gray per Netflix in cui recita in inglese accanto a Kevin Hart, Jean Reno, Sam Worthington, Gugu Mbatha-Raw; e per “Love in the villa” di Mark Stephen Jhonson, sempre su Netflix. Come attore Stefano Skalkòtos, ha invece avuto tra i suoi maestri Franca Nuti, Ugo Pagliai, Rossella Falk e Ugo Chiti. Al cinema ha debuttato nel 2015 con “Leoni” di Pietro Parolin, dove interpreta il ruolo di Sandro a fianco di Neri Marcorè.

Nel 2018 è anche su Rai 1 nel cast de “Il Paradiso delle Signore” e nel 2020 viene scelto da Luca Manfredi per interpretare il ruolo del presentatore Corrado Mantoni nel film “Permette? Alberto Sordi”. In televisione lo ricordiamo anche in “Arnoldo Mondadori i libri per cambiare il mondo” di Francesco Miccichè in cui interpreta Giorgio Mondadori; e nella serie “Circeo” di Andrea Molaioli su Paramount Plus, mentre l’anno scorso ha partecipato al docufilm “Raul Gardini” nel ruolo di Carlo Sama, in onda su RaiUno. Dal 2016 al 2019 è stato impegnato in teatro ne “La cena”, tra gli spettacoli di culto di Walter Manfrè. Nel doppiaggio, otre ai lavori già citati, ha prestato la sua voce, tra gli altri, a Fredy Yate in "Escobar - Il fascino del male", a Kieran Lagan in "A Shine of Rainbows", a Clément Chalaye in "Casanova, Last Love", Marc Valera in "Melrose Place”.

Nell’animazione ha fatto parlare in italiano Climatosceptix in "Asterix e il segreto della pozione magica" e il Gendarme de "La famosa invasione degli orsi in Sicilia", Damien in "Belle e Sebastien" e diversi personaggi di "The Cleveland Show". E per chi fosse interessato: la mostra permanente dove abbiamo incontrato Stefano Skalkòtos in occasione della celebrazione del 572esimo compleanno del grande genio, e cioè “Leonardo Da Vinci Il Genio e Le Invenzioni” la trovate allestita nelle sale del Palazzo della Cancelleria di Roma.

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