Timbro della voce, parte terza: 4-esercizi-4
ARTICOLO
Il timbro della voce è un potente strumento che ogni professionista attore, doppiatore e speaker deve saper gestire. Per farlo, è indispensabile riuscire a controllare il diaframma. Ecco 4 semplici esercizi di respirazione diaframmatica.
Articolo realizzato da Ermanna Mandelli
Torniamo al controllo della parete diaframmatica, e al suo movimento razionale e volontario, al di là delle contrazioni istintive di tosse, riso e pianto: ecco 4-esercizi-4 per diventare cintura nera di Timbro!.
Sdraiatevi a terra, gambe semi-piegate leggermente divaricate, piante dei piedi a terra. Una mano sul petto e una sul diaframma.
1) Respirazione diaframmatica.
Inspirate, sempre dal naso, nel petto. Sentite la portata d’aria riempire i polmoni. Ora provate a rilasciare la parete addominale, estendendo la parete addominale verso l’esterno.
Ricordatevi che l’inspirazione deve avvenire, laddove sia possibile, sempre dal naso. Se, parlando prendiamo fiato dalla bocca, asciughiamo le corde vocali. E poi la voce si sgrana.
Tre osservazioni subito.
- La prima. Questo è un atto che terrorizza soprattutto la componente maschile e palestrata. Di solito, questi soggetti rilasciano appena la pancia e mi dicono “più di così, non posso!”, mostrando fieri la tartaruga che gli sta ingessando il diaframma. Ecco: vincere il complesso della pancia. Scriversi le parole chiave: pancia è bello e farne un mantra. Gli stessi soggetti, poi, appena mi volto, rilasciano il fiato trattenuto e, voilà, ecco meravigliose pance lievitare laddove c’erano rettili preistorici. Inutile dire il senso di appagamento e fierezza che improvvisamente ritrovano i normodotati con pancetta, i nerd, i pantofolai con divano al seguito.
- La seconda. Le donne. Le donne sembrano assecondare con maggior fiducia questo movimento, perché è nella loro natura e storia avere, prima o poi, una pancia da estendere e curare, piena dell’annuncio di una nuova vita. La gravidanza è un segno di fierezza, che si porta contestualmente alla pancia.
- La terza. I danzatori. Ai danzatori si insegna a estendere lateralmente la gabbia toracica bassa, per permettere una maggiore capienza d’aria. Ovvio. Immaginate Bolle che, tra un passo e l’altro, gonfia orgogliosamente una bella pancia da cantante lirico. Anche no. Ma per l’attore è diverso. La sua estensione non sarà mai completa, e le contrazioni continue, piccole e nervose, come nel colpo di tosse.
In questo esercizio, tuttavia, vi chiedo di rilasciare al massimo la parete addominale.
Bene. L’avete fatto? Avete trattenuto il fiato fin qui? Se non siete asfissiati, è l’ora di espirare.
Tenete la vostra mano sul diaframma e ascoltate il movimento. Che accade? Che mentre espirate la pancia rientra, si contrae. Ergo: espirazione = contrazione.
Attenzione. Non fatelo voi con la mano, non schiacciate o spingete nulla. Limitatevi a ‘sentire’.
Dovete semplicemente prendere coscienza di questo cruciale passaggio: espirazione = contrazione.
Inspirazione = estensione (pancia fuori!), espirazione = contrazione.
L’ho scritto troppe volte? Non è mai abbastanza per spiegare e far capire chiaramente questo movimento. E togliere di mezzo le troppe confusioni.
Ripetete questo esercizio più volte. Finché non vi è chiaro cosa fa il vostro corpo.
2) Contrazioni in apnea.
Inspiro nel petto, rilascio la parete addominale, portando l’aria nel diaframma e, invece di espirare, sempre restando in apnea, riporto, con una contrazione volontaria, l’aria nel petto. E poi di nuovo nel diaframma. Quindi espiro.
Ripeto questo esercizio aumentando le contrazioni diaframma/petto. Termino sempre nel diaframma. Espiro, ascoltando la mia pancia che si contrae a mano a mano che l’aria esce.
Queste contrazioni in apnea servono per prendere consapevolezza di un movimento di contrazione ‘volontario’, razionalmente gestito ed eseguito, a differenza delle contrazioni istintive di tosse, riso, pianto. Qui siamo noi a gestire la contrazione. Il timbro!
3) Inspiro direttamente nel diaframma.
Provate a inspirare senza passare dal petto, bensì direttamente nel diaframma. Inspirate rilasciando la parete addominale. Espirate.
Nota. Espirate sempre dalla bocca emettendo una piccola ‘F’. Ricordatevi di economizzare l’aria. Fate durare questa espirazione il più a lungo possibile. Questo vale anche pe gli esercizi precedenti.
Cosa avete notato? Che questa espirazione diretta possiede meno durata. Incameriamo meno fiato.
Dunque: abbiamo due tipi di inspirazione. Petto e poi diaframma o diretta nel diaframma. Con due caratteristiche diverse: la prima mi richiede più tempo, perché devo aprire bene i polmoni e poi portare nel diaframma. Ma ho una maggiore portata d’aria incamerata. La seconda ne ha meno, ma è molto più rapida. Due strumenti per due momenti diversi. Sono in testa al parlato, al monologo, ho tempo: prendo fiato con la prima respirazione (petto+dia). Non ho tempo, sono in un dialogato con un serrato gioco di botta e risposta: prendo fiato direttamente nel diaframma. Insomma: sono all’inizio del viaggio, faccio il pieno di benzina; sono in viaggio, mi fermo all’Autogrill per un rabbocco.
4) Contrazioni espirando.
Dulcis in fundo, l’esercizio più complesso. Quello che abbiamo fatto fin qui è sostanzialmente l’uso che del diaframma fa il cantante lirico. Un grande inspirazione e poi la nota tenuta e il diaframma in progressiva contrazione fino alla fine dell’acuto. Ma l’attore necessita di continue coloriture al parlato e dunque di un uso del diaframma tra contrazioni lineari e costanti su di un parlato fluido e contrazioni ripetute per accentuazioni particolari scelte. Ergo: dobbiamo riuscire a dosare queste contrazioni in relazione all’aria che abbiamo, all’intensità di contrazione scelta e alla sua frequenza.
Pertanto l’esercizio è questo.
Inspirate nel petto (non è un obbligo, potremmo anche inspirare direttamente nel dia, ma così abbiamo più aria da usare per l’esercizio). Inspirate sempre dal naso. Portate nel diaframma. Ora espirate solo un poco di aria con una piccola contrazione (pari a quella del colpo di tosse, ricordate?). E nuovamente rilasciate la parete diaframmatica ma, attenzione, in apnea, senza inspirare. Proseguite così. Finché avete finito l’aria.
Piccole contrazioni nervose espirando e rilasciando ogni volta la parete. Contraggo/rilascio, finché termino il fiato.
Se inspirate ogni volta, ovvio, non finirete mai.
Fate attenzione all’apnea, ad espirare con la bocca, sempre una piccola ‘F’, alle contrazioni mentre espiro e a rilasciare in apnea.
Non fate l’esercizio al contrario! Leggete bene: contrai espirando, rilascia il dia (pancia fuori) in apnea. Cosa fa il diaframma in tutto questo? Inizialmente sarete in grado di distendere tutta la parete, perché c’è aria a disposizione, mentre, a mano a mano che espirate, l’aria viene meno e la contrazione si fa più piccola, fino ad avere la parete completamente contratta quando l’aria sarà esaurita.
Se siete riusciti a fare questi 4-esercizi-4 correttamente, siete a cavallo. Ora si tratta di timbrare la voce. Ma, per fare questo, vi rimando alla prossima scheda! Ci siete rimasti male? Non dovete. Continuate invece a respirare fino alla prossima scheda, così arriverete preparati! Respirate… respirate…






