Timbro della voce, parte quarta: timbrare la voce
ARTICOLO
II timbro della voce è un potente strumento che ogni professionista attore, doppiatore e speaker deve saper gestire. Per farlo, è indispensabile riuscire a controllare il diaframma. Ecco un altro semplice esercizio di respirazione diaframmatica.
Articolo realizzato da Ermanna Mandelli
Siete approdati a questa scheda saltando le precedenti? Vi consigliamo di ascoltarle. Tuttavia, se già conoscete bene la respirazione diaframmatica, potete proseguire da qui.
Finora abbiamo respirato. Vi abbiamo dato 4 esercizi di respirazione diaframmatica per capire come prendere fiato (esercizi 1 e 3) e come timbrare in presenza di fiato residuo – esercizi 2 e 4.
Ripartiamo dall’esercizio 4.
Lo riassumiamo per comodità:
Inspirate nel petto. Inspirate sempre dal naso. Portate nel diaframma. Ora espirate solo un poco di aria con una piccola contrazione (pari a quella di un colpo di tosse). E nuovamente rilasciate la parete diaframmatica ma, attenzione, in apnea, senza inspirare. Proseguite così. Finché avete finito l’aria. Piccole contrazioni nervose espirando e poi rilasciando ogni volta la parete. Contraggo/rilascio, finché termino il fiato.
Come coniugo questa respirazione con la voce? Intanto diciamo subito che la qualità di voce alla quale darò risonanza con il diaframma è indipendente dal diaframma stesso. Io posso timbrare qualsiasi voce. Da una voce di testa – Giulia Lazzarini in Ariel, nella Tempesta di Strehleriana memoria – a un falsetto – Dario Fo in Mistero Buffo – a una voce nasale – Franca Valeri nella Signora Cecioni – a una voce di petto: la stragrande maggioranza degli attori. Quindi qui non disquisiremo sulla voce, le sue qualità, quella preferibile e come ottenerla. Non parliamo del pianoforte, se suonare solo sugli acuti o sui gravi. Non parliamo delle note. Ma del pedale destro. Stiamo imparando a dare volume. A cosa, è altra questione. Possiamo dire che sì, la voce ideale da timbrare è tradizionalmente la cosiddetta voce di petto. La voce del cuore. Quando la gola è aperta e il suono esce fluido e libero. Una voce che non infiamma le corde vocali. Una voce che parla dal nostro baricentro.
Ma per limitarci alla questione, dobbiamo ora legare la respirazione alla voce. Quando uso la voce con la respirazione diaframmatica, si dice che timbro. Timbrare è precisamente questo: la combinata di voce -idealmente di petto – e diaframma. Se non uso la voce, sto solo respirando col diaframma e, certo, non si può parlare di timbro, dal momento che non c’è suono. Se uso la voce, ma senza la respirazione diaframmatica, nemmeno si può parlare di timbro, ma solo di voce naturale. Attenzione: ci sono delle voci che sono naturalmente timbrate. Spesso voci maschili.
Quindi il timbro deve necessariamente avere due elementi: la voce che viene timbrata e la respirazione diaframmatica che lo permette.
Qui il passaggio è cruciale e segna la differenza tra recitato e canto.
Ripartiamo dall’esercizio 4. Contrazioni espirando. Se lo abbiamo capito e ben fatto, sarà facile sostituire all’espirazione breve e nervosa un suono. Partiamo con la vocale ‘A’. Invece di espirare, emettete la vocale.
Quindi:
1) Singolo suono. Inspiro, porto il fiato nel diaframma. Emetto la vocale ‘A’, rilascio il diaframma e ripeto. Finché ho finito l’aria.
Vi renderete subito conto che alla profondità o meno della spinta data al diaframma nella contrazione corrisponde un suono più o meno profondo. Provate a ripetere l’esercizio disegnando lo spazio intorno a voi. Provate a portare il suono alla parete di fronte, alla vostra destra e sinistra, ai vostri piedi e al soffitto. Disegnate con la voce lo spazio che vi circonda. Poi spingetevi oltre, all’altra stanza, alla casa di fronte. Immaginate una platea e fate correre il suono fino all’ultima fila.
2) Dopo aver giocato col singolo suono, prendete un testo a vostra scelta. E sillabate. Ora portate, allo stesso modo, sillaba per sillaba il vostro testo.
3) Proseguite, e timbrate ogni singola parola. Il timbro comincia a distendersi su suoni più lunghi. Notate come si comporta il vostro diaframma. Ricordate di rilasciare sempre la parete addominale tra una contrazione e l’altra, ovvero tra una parola e l’altra.
4) Unite le parole in coppie di due. E ripetete l’esercizio. State all’erta, sempre con una mano sulla parete diaframmatica per sentire cosa accade.
5) Ora provate ad accorpare a tre a tre le parole. Vi state accorgendo? Il diaframma timbra con una contrazione piccola e nervosa il primo suono che incontra, poi prosegue la sua contrazione fino alla fine delle tre parole pronunciate.
6) Ora leggete frase per frase. Come sopra, il diaframma, dopo la prima contrazione iniziale resta in contrazione fino alla fine della frase.
7) Ora scegliete quali frasi pronunciare e dove fermarvi a prendere fiato, rilasciando il diaframma.
Vi accorgerete subito anche dell’uso della presa di fiato: se vi fermate e avete ancora fiato, rilasciate il diaframma e contraete senza bisogno di inspirare. Ovvero state mettendo in pratica l’esercizio delle contrazioni in apnea. Se avete terminato il fiato, nel momento in cui rilasciate, contestualmente ispirate. Ovvero state usando l’esercizio 3, inspirando direttamente nel diaframma. Se invece siete all’inizio di tutto, prendete fiato come nell’esercizio 1.
8) Infine. Scegliete, all’interno della frase, qualche parola alla quale volete dare un senso in particolare, una parola che volete timbrare a vostro piacimento. Segnatela sul testo. E ripetete l’esercizio. Vi accorgerete di timbrare sempre gli attacchi di frase con quella famosa contrazione piccola e nervosa; vi accorgerete che il diaframma poi continua a contrarre finche non deciderete di fermarvi; rilasciate il diaframma e riprendete la spinta magari solo su una parola scelta, e, subito a seguire, contraete di nuovo.
Bene: volete sapere cosa state facendo arrivati a questo punto? Ve lo dico io: state timbrando!
Adesso non avete che da scegliere i testi, segnarvi le pause, le parole da enfatizzare, le frasi da portare. Ed esercitarvi.
Poi provate i volumi. Scegliete dove portare più o meno la voce. Dove essere intimi, confidenziali e dove invece lanciare. Fate questi primi esercizi sempre con una mano sul diaframma, in modo da vigilare che non lavori in modo sbagliato, espandendosi quando parlate, invece di contrarsi.
Siamo arrivati alla fine. Spero vi siate divertiti. Perché è quel che non deve mancare mai in quest’arte antica.
Non siate mestieranti, siate poeti. Sempre stupiti di avere in bocca tanti suoni e nel corpo tanto vibrare.
Mettete la vostra voce nella cattedrale dei vostri organi e suonateli.






