La voce di Prince su VOCI.fm
ARTICOLO
La voce di Prince è protagonista della rubrica "BIG VOICE PODCAST", in cui VOCI.fm racconta i grandi miti della musica dal punto di vista della "voce", della sua evoluzione e delle sue peculiarità. Un appuntamento in onda anche su VOCI.fm RADIO in "BIG VOICE COMPILATION". Buon ascolto.
Lettura del podcast a cura di Michael Moretti
The Kid”, “The Purple One”, “il Folletto di Minneapolis”: questi solo alcuni dei soprannomi cuciti sul lungo strascico della fama di Prince, la cui voce ha fatto impazzire tutto il mondo per quarant'anni. Polistrumentista eclettico che non guardava mai al passato e che durante il processo compositivo non si è mai lasciato limitare dalla sua tecnica poco raffinata, favorendo invece la ruvida carica emozionale. Con un ampio range da baritono lirico e una voce elastica che saliva a suoni graffiati come in “Kiss” o si ammorbidiva in falsetto, senza mai deviare e stonare, per poi scendere fino a tonalità più calde e basse come in “Soft and Wet”.
Prince si è fatto strada tra il rock, l'R&B, il blues, il funk e li ha fatti propri, creando un nuovo genere: il “Minneapolis Sound”. Certo non è stata solo la voce di Prince a conquistare il mondo: è stata l'unione vincente di elasticità vocale, coraggio compositivo e l'ambizione sempre costante di fare le cose in maniera diversa: nel modo migliore. Basta pensare alla lunga collaborazione con l'ingegnere del suono Susan Rogers e al loro lavoro di mixaggio manuale, visto che Prince è sempre stato contrario ad automatizzare i mix e a come lo stesso artista sia stato mente ed anima non solo delle parti strumentali, ma anche di molte parti vocali. VOCI.fm parla di voce e quella di Prince non fu mai una voce “statica”: dopo i primi anni di falsetto, mescolato spesso a sottotracce vocali di registri differenti, Prince aggiunse sempre più ricchezza e variazione al suo strumento naturale, rivelandosi non solo un cantante eccezionale, ma anche un grande showman.
La sua voce non viveva distaccata dalla musica, ma rifletteva gli strumenti stessi e il contenuto: ascoltando brani come “Peach” è facile immergersi in una visione di Prince che posa gli occhi su una splendida ragazza, magari mentre beve un drink in un locale dalle luci soffuse. Profonda, seducente, affranta, tenera, implorante, malinconica: sono molti gli aggettivi che descrivono le sfaccettature della voce di Prince, e sono comunque pochi: di rado un artista riesce a piegare la propria arte a più generi e più tecniche vocali, ma Prince ci riusciva con la facilità con cui si respira. La tecnica di Prince non era perfetta, ma la perfezione non ha mai elevato nessun gigante alle stelle: il talento, se esiste, è inutile senza una buona dose di arroganza e determinazione, e Prince ha afferrato il proprio e ha saputo come usarlo e accrescerlo, e la sicurezza che ha trovato negli anni si rispecchia nella sua voce: lui respirava aria e dalla sua bocca usciva perfezione ”imperfetta”, che saliva e scendeva. Prince Rogers Nelson ci lascia il 21 Aprile 2016, all'età di 58 anni, ma il suono viòla della sua voce continuerà a suscitare emozione pura in chi ascolta. Ogni giorno.
Articolo realizzato da Francesca Pellegrini







