La voce di Aretha Franklin su VOCI.fm
ARTICOLO
Su VOCI.fm parliamo anche dei “BIG” della musica, delle caratteristiche vocali di artisti capaci di lasciare un segno indelebile nella storia. Questo appuntamento ha come protagonista la grande Aretha Franklin.
Lettura podcast a cura di Carlo Cristofaro
Basta dire “la Regina del Soul” perché la mente voli subito ad Aretha Franklin, la cui scomparsa ancora pesa sull'intero mondo della musica, privato per sempre di una voce “unica”, impossibile da etichettare con un solo termine. Nata dalla pianista e cantante Barbara Franklin, Aretha dimostra fin da bambina un grande amore per la musica e all'età di soli 12 anni firma il suo primo contratto discografico: da lì la sua carriera decolla senza mai fermarsi.
La sua voce possedeva un'agilità da mezzosoprano di coloratura, muovendosi facilmente su un range di oltre tre ottave; ma il range non è tutto, e il cantato di Aretha Franklin era ammirevole in senso collettivo: aveva grande tecnica, fluidità, e soprattutto sapeva mantenere in ogni circostanza la stessa potenza vocale.
Basti pensare ai Grammys del 1998, quando sostituì all'ultimo momento Luciano Pavarotti per cantare la famosa “Nessun dorma”: Aretha Franklin riuscì ad esaltare l'aria e a performare nella tonalità originale, sopperendo alla mancanza di un'educazione lirica con virtuosismi e pura, semplice, potenza.
Andando ad analizzare la voce di Aretha Franklin, il vocologo Brian Gill ha condotto uno studio sugli effetti della nasalità sulla risonanza della voce: se troppa nasalità può rovinare il suono, una nasalità controllata può invece avere effetti molto positivi sul canto. Aretha Franklin lo dimostra in uno dei suoi brani più noti, “Think”. Non fu mai vittima di un'eccessiva nasalità, anzi ne fece uno strumento oculato per arricchire le note più alte rendendole viscerali e potenziando le note più basse.
Aretha Franklin passava da un range basso, denso e cupo ma indubbiamente caldo, a un range intermedio che si spogliava senza fatica del peso vocale, e saliva con leggerezza ma senza calare di forza, grazie a un belting impeccabile, fino a note celestiali. Il suo vibrato veloce, manipolato alla perfezione, la portava ad esprimere un range emozionale ancora più ampio di quello vocale: sebbene sia stata la regina del Soul, Aretha Franklin avrebbe potuto cantare qualsiasi genere senza alcun problema.
La tecnica più raffinata del mondo, su una voce fredda, lascia freddo anche il cuore di chi ascolta, ma Aretha Franklin sapeva cantare anche il dolore con un calore sanguigno che nessuno ha mai saputo toccare come lei ha fatto: con delicatezza e forza, in un contrasto che sembrava facile, a sentirla cantare. Ma non lo era, e per questo c'è stata solo una regina, e mai ce ne sarà un'altra.
Aretha Franklin ci lascia il 16 agosto 2018, ma la sua musica resta, e il commento migliore su di essa l'ha fatto Barack Obama dopo i “Kennedy Center Honors”, nel 2015: “quando Aretha Franklin canta, è la storia americana a palesarsi sul palco”.
Articolo realizzato da Francesca Pellegrini







