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La voce di Jeff Buckley su VOCI.fm

VOCI IN VETRINA

ARTICOLO

Su VOCI.fm parliamo anche dei “BIG” della musica, delle caratteristiche vocali di questi grandi artisti, capaci di lasciare un segno indelebile nella storia. Oggi è la volta di Jeff Buckley.

Lettura podcast a cura di Yari Lettieri



Una goccia pura in un oceano di rumore”: così Bono Vox ha descritto Jeff Buckley. Una voce indimenticabile, che con un solo album ha cambiato per sempre la musica. Figlio del musicista folk Tim Buckley, Jeff ha sofferto molto per l'abbandono del padre e ha sempre cercato di liberarsi della sua ombra, che i critici musicali gli hanno incollato addosso per anni. È palese come questo tentativo di ribellione abbia contaminato anche la musica di Jeff Buckley, seppure l'utilizzo che lui faceva della propria voce ricordi molto i giochi vocali del padre. Ma se Tim è stato un musicista folk concentrato sulla stranezza e sulle tessiture vocali anomale, Jeff ha fatto un passo in più e ha regalato al mondo il disco “Grace”, “grazia”.

Un nome appropriato, perché la sua voce era aggressiva e aggraziata al contempo, con un range sospeso tra le tre ottave e mezzo e le quattro ottave, con un registro da tenore leggero, noto anche come “tenore di grazia”. La sua voce era acrobatica, ma non mancava di carica emotiva viscerale e più a lungo Jeff Buckley sosteneva una nota, più il suono si faceva potente. Brani come “Mojo Pin” (mògio pin) mostrano un controllo del respiro a dir poco fenomenale, con note difficili sostenute a lungo; mentre pezzi come “So Real” sono emblematici del suo range, nonché della sua flessibilità vocale, volando a note elevate senza cadere nel falsetto, arrivando a sonorità alte persino per un tenore.



Anche le sue note basse erano intense e cariche, dando prova della raffinatissima tecnica di Jeff Buckley nel gestire voce di testa e voce di petto. Non era solo bravo: aveva anima, un'anima che trasmetteva sensualità e fragilità da un momento all'altro nella stessa canzone, facendo tremare anche gli ascoltatori meno sensibili. Possedeva una qualità eterea, che gli ha permesso in pochi anni di elevarsi a un livello che non molti hanno toccato, anche in carriere ben più lunghe di quella di Jeff Buckley, che purtroppo è deceduto nel 1997 a soli 30 anni. Quello che ci lascia come cantante e musicista resterà comunque, per sempre, nella storia del rock. Jeff Buckley, voce degli angeli.

Articolo realizzato da Francesca Pellegrini
 


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