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"Radio Alien": attenti agli extraterrestri

VOCI IN VETRINA

ARTICOLO

Credete agli UFO e agli extraterrestri? E se arrivassero sulla Terra per impossessarsi di una stazione radiofonica? E' questa l'idea alla base di Radio Alien di Ted Nicolaou. Una commedia horror fanta-trash, delirante e demenziale. Puro divertimento senza pretese nella nuova puntata di Cinema FM, la rubrica in cui Prisca Civitenga vi porta a scoprire come la radio è vista nei film.

Articolo realizzato da Prisca Civitenga



Continua il nostro viaggio tra i generi cinematografici e stavolta ci divertiamo, perché ho scelto una commedia horror fantascientifica, bislacca e alquanto surreale. Dimenticate qualsiasi pretesa autoriale, sentimenti e messaggi politico-sociali, oggi vi porto nel mondo dei B-movies, del kitsch e del trash demenziale con una pellicola del 1992 Radio Alien, prodotta dalla Full Moon Entertainment di Charles Band, celebre scuderia statunitense di cinema indipendente e di B-movies. Alla regia Ted Nicolaou, famoso per film a basso costo bizzarri e strampalati come Terror Vision - Visioni del terrore, la saga di Subspecies (Vampiri), Gli allegri folletti o La maschera etrusca, solo i titoli vi possono dare un'idea. C'è tutto l'immaginario anni Ottanta in Radio Alien, gli stilemi e i cliché che il regista utilizza a pieno e di cui si prende gioco. Ad attirare la mia attenzione, però, è stata l'idea alla base della trama: gli alieni che si impossessano di una stazione radiofonica per i loro strambi propositi. Andiamo con ordine. Nella centrale elettrica della piccola cittadina di Pahoota, un sorvegliante nota un'inquietante presenza aliena, un serpentone verde bitorzoluto arrampicato sui cavi e sui tralicci dell'alta tensione, nel cielo le luci rosse di un ufo.

Stacco. Primo piano su un vinile di polka che gira sul piatto di una stazione radio e poi su un mixer Altec, che molti di noi conoscono. Il pacioso imprenditore Vernon Locknut, Aaron Lustig, occhialetti e papillon, proprietario della piccola emittente locale KDUL, acquista la frequenza nazionale 66.6 kHz su banda AM, sorprendentemente ancora libera, proprio per i pregiudizi legati al malefico numero del diavolo, il titolo originale del film non a caso è Bad Channels, canali cattivi. A raccontare in diretta l'evento c'è la giornalista televisiva Lisa Cummings, l'attrice Martha Quinn. L'imprenditore decide di rivoluzionare la radio, abbandonando la polka e passando al rock 'n' roll, per questo ha scritturato il controverso, chiacchierato e libertino dj Dangerous Dan O'Dare, Paul Hipp in jeans e giubbotto di pelle d'ordinanza, che troviamo incatenato alla sedia per una trovata pubblicitaria. Sarà liberato solo quando un ascoltatore chiamerà e darà l'esatta combinazione del lucchetto, allora il dj potrà interrompere l'inferno della polka e passare all'agognato rock. Graziosa quanto integerrima la giornalista Lisa si secca parecchio quando a dare la combinazione giusta è “casualmente” il suo capo, il conduttore televisivo che vince un'auto di lusso.

Tra un urlo al microfono e vari battibecchi Dan O'Dare trova il tempo di fare il lumacone con Lisa e, mentre i due sono insieme fuori dalla stazione radio, lei vede un ufo e decide che quello sarà lo scoop della sua vita. Dan la deride, ma poi, ovviamente, dovrà ricredersi, perché gli alieni ci sono davvero e uno di loro si impadronisce della radio. Il suo obiettivo? No, non è la classica smania di potere e di conquista, a quanto pare nessuno vuole distruggere la Terra! Piuttosto è una mania, l'alieno fa collezione di belle ragazze terrestri da rimpicciolire e custodire in piccole ampolle come bamboline. Se ne accorge presto lo stesso dj che cerca di salvare le ascoltatrici. Effetti speciali ridicoli e costumi di carnevale, gli alieni che incontriamo sembrano fatti con la cartapesta, il pongo e le costruzioni per bambini e per questo fanno davvero ridere. Sono due: un verde umanoide macrocefalo, con il capoccione bitorzoluto che sembra un cavolfiore e con un bastone che lancia scariche elettriche come quello di un mago, e, poi, il suo aiutante robottino che sembra di latta e che curiosamente ha il cervello liquido. I due cattivoni, il capoccione che sparge ovunque funghi verdi è un vero despota che riempie di mazzate il robot e chiunque gli si avvicini, prendono possesso dello studio di registrazione, dei piatti, del mixer e costruiscono un improbabile teletrasportatore rimpicciolente. A cercare di fermarli, oltre a Dan, il suo assistente e ingegnere Corky, Michael Huddleston, un altro clichè: l'attore spalla cicciottello e naif.



La parte più curiosa ed interessante del film sono gli stratagemmi che usano gli extraterrestri per catturare le belle pulzelle. Innanzitutto servono le onde radio del canale malefico, poi la voce del dj che deve catturare l'audience con la radiocronaca dell'invasione aliena, i suoi accorati appelli a spegnere la radio non vengono presi sul serio e gli ascoltatori aumentano. L'avete notato vero? C'è un riferimento al mitico programma radiofonico La guerra dei mondi di Orson Wells, che forse si sarà girato nella tomba, ma così è. Dulcis in fundo, per catturare le ragazze prescelte, gli alieni creano nella loro mente una specie di illusione, fanno credere loro di essere al concerto di una band hard rock. Così suggestionate, le ragazze iniziano a ballare sempre più lascivamente fin quando, oplà, si ritrovano rimpicciolite in un'ampolla di vetro negli studi della KDUL. Qui entrano in scena i Blue Öyster Cult, che firmano anche la colonna sonora, con le loro esibizioni fatte di chitarre metal, capelli lunghi, pantaloni di pelle e belle donne. Delirante, poi, la sequenza con il brano Manic Depresso dei Sykotik Sinfoney, con la band mascherata come a carnevale all'interno di un ospedale. Nella colonna sonora anche altre band hard rock come Joker, Fair Game e DMT.

E' questa la vera chicca del film, l'aspetto più surreale è quello di riuscire ad inserire nella storia dei veri e propri videoclip, ironici e patinati, che fanno il verso a tutto l'immaginario del glam rock. Dan O'Dare alla fine riuscirà a sconfiggere l'alieno, con una trovata ovviamente demenziale che non sto a svelarvi, e sui titoli di coda lo spot di un sequel-crossover che sarà effettivamente realizzato Giocattoli assassini (Dollman vs Demonic Toys). Degli effetti speciali ridicoli si è detto, recitazione, sceneggiatura e dialoghi lasciano a desiderare, ma non importa, Radio Alien è una commedia scanzonata girata con pochi soldi e nessuna pretesa, se non quella di intrattenere e far sorridere il pubblico. Mi piace che esprima una fascinazione per la voce che cattura e incanta, il dj come una moderna Shahrazād deve continuare a parlare per restare in vita, e poi c'è tanto amore per la radio, che conquista anche gli extraterrestri. Chissà se qualcuno nello spazio ci sta ascoltando?

Articolo a cura di Prisca Civitenga
 

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