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"Lavorare con lentezza": il sogno di Radio Alice

VOCI IN VETRINA

ARTICOLO

Cinema FM, la rubrica curata da Prisca Civitenga che racconta come la radio è vista nei film, stavolta torna in Italia per parlare di Lavorare con lentezza, pellicola del 2004 diretta da Guido Chiesa, che narra in modo visionario e anticonvenzionale le vicende della bolognese Radio Alice, una delle più famose radio libere degli anni Settanta, la radio dei movimenti giovanili, che in poco più di un anno di vita riuscì a scardinare tutti i linguaggi della comunicazione. Un film corale che è la rievocazione di un'epoca in cui tutto sembrava possibile.

Articolo realizzato da Prisca Civitenga



In questa puntata di Cinema FM torniamo a parlare delle radio libere italiane degli anni Settanta con un film di Guido Chiesa uscito nel 2004: Lavorare con lentezza che racconta in modo spontaneo e fantasioso le vicende di Radio Alice e il contesto storico in cui si svolsero, i movimenti giovanili del '76-'77. Piccola introduzione: Radio Alice, che deve il suo nome proprio alla protagonista delle avventure dei libri di Lewis Carroll, fu ideata nel 1975 da un gruppo di amici, in parte studenti del DAMS, provenienti politicamente dall'area di Autonomia e da quella libertaria, che avevano in mente di fare qualcosa di diverso e di dirompente, veicolare nuovi contenuti e soprattutto dare voce a chi non l'aveva mai avuta, a chiunque avesse qualcosa da dire. Le trasmissioni iniziarono il 9 febbraio 1976 sui 100.6 Mhz in FM e finirono con l'irruzione della Polizia il 12 febbraio 1977. Lo staff della radio fu accusato di aver diretto gli scontri di piazza del giorno prima a Bologna che costarono la vita allo studente Francesco Lorusso, militante di Lotta Continua. Le accuse erano tutte infondate, ma la radio chiuse i battenti diventando un'icona, uno degli esperimenti radiofonici più creativi e innovativi, capace in soli 13 mesi di cambiare la storia della comunicazione. Il regista Guido Chiesa, da adolescente rimasto molto colpito dai fatti del marzo 1977 e dalla chiusura di Radio Alice, per anni ha avuto in mente l'idea di realizzare un film su quelle vicende.

Non voleva, però, fare un film su Radio Alice, piuttosto un film che contenesse Radio Alice, che la attraversasse in modo “obliquo”. Per questo motivo ha chiamato alla sceneggiatura il collettivo di scrittori bolognesi Wu Ming, all'epoca sulla cresta dell'onda, per raccontare tante storie diverse unite dal filo rosso della radio. Le ricerche e le interviste preparatorie rappresentarono un materiale talmente ricco che Chiesa decise di realizzare prima un documentario sulla radio, Alice è in paradiso, uscito nel 2002, e poi un altro mini-doc Radio Alice: dal documentario al film, con le motivazioni che l'hanno spinto a realizzare Lavorare con lentezza, si trova tra gli speciali del DVD e su youtube, vi consiglio di guardarlo, è molto interessante e ha ispirato questo podcast.
Tanto libera, fantasiosa, irriverente e delirante era Radio Alice, tanto strambo e anticonvenzionale è il film di Guido Chiesa che mischia i generi, dalla commedia al dramma, alle comiche mute, scardina le regole e i linguaggi cinematografici, in un omaggio concettuale alle sperimentazioni linguistiche dell'emittente. Lavorare con lentezza non racconta verità storiche, “sarebbe stato arrogante e presuntuoso” ha detto il regista nel mini documentario che ho appena citato, restituisce, invece, lo spirito di un'epoca e le sue contraddizioni.

Ci sono però riferimenti alla realtà, come la vicenda alla base della trama, un tentativo di rapina al caveau della Cassa di Risparmio nel centro di Bologna, da realizzarsi con la costruzione di un lungo tunnel sotterraneo. Rapina davvero sventata per caso da un metronotte, i Wu Ming hanno pescato la notizia tra le cronache dell'epoca e ci hanno costruito sopra una complessa sceneggiatura. I protagonisti del film, nonché i protagonisti di questo assurdo colpo, sono due giovani proletari Sgualo e Pelo, Tommaso Ramenghi e Marco Luisi, premiati ex-equo nel 2004 al Festival di Venezia con il Premio Marcello Mastroianni per il miglior attore emergente. Due giovani di periferia, figli di operai, che rifiutano il lavoro come fatica, sacrificio e unica ragione di vita e che si barcamenano con lavoretti saltuari, più o meno legali. Bazzicando il bar del quartiere entrano in contatto con il ricettatore Marangon, Valerio Binasco, che gli propone di scavare un tunnel nel centro della città, per fare cosa, si scoprirà presto. I due accettano e per alleviare le ore notturne tra una picconata e l'altra, portano sottoterra una radiolina che contro ogni logica riesce a sintonizzarsi su un'unica stazione: Radio Alice.



Pelo e Sgualo rimangono affascinati dalla musica e dalle parole di quell'emittente così strana e senza freni che inizia e termina le trasmissioni con la canzone di Enzo Del Re Lavorare con lentezza e che ha questa filosofia, illustrata da uno dei fondatori: “sono secoli che la vita deve essere solo lavoro, produzione, sacrificio. Beh, adesso noi diciamo lavorare tutti, ma pochissimo, lentissimi, senza fare alcuno sforzo. Questa è la fine del vostro ordine? Questo è quello che noi vogliamo”. In una notte in cui piove troppo per entrare nel tunnel, Sgualo e Pelo citofonano a via del Pratello 41 ed entrano in un mondo tutto nuovo. Radio Alice è una specie di comune, si dorme e si mangia insieme, c'è sempre gente, perché trasmette 24 ore su 24, chi ha voglia sta al mixer, improvvisa. La radio si definisce mao-dadaista, mentre i giornalisti la chiamano delirante e gli attribuiscono l'etichetta di Autonomia Creativa. La programmazione è eclettismo puro, si va dalle lezioni di yoga alle favole, dalla poesia alla fantascienza, alla sferzante satira politica, dai collettivi femministi a testi soft-porno, dando voce a tutte le anime dei movimenti giovanili, che parlano, sì, di lavoro, politica e rivoluzione, ma anche di corpo, salute, affettività, generi sessuali, cercando di scardinare tutti i dogmi della cultura borghese e del pensiero capitalista.

La novità, dirompente per quel periodo, sono le telefonate in diretta. Dopo tante discussioni in merito, si sceglie il microfono aperto, e chiunque chiami può andare in onda senza filtro. 
Il regista mostra tutto quello che accade a Radio Alice, compreso il famoso scherzo telefonico al Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, e si sofferma sul problema principale, quello di non avere un capo o una struttura dirigente, la fluidità che caratterizza l'emittente è al tempo stesso punto di forza e punto di debolezza, un caos difficile da gestire. Ci sono poi le altre storie che racconta Lavorare con Lentezza. La radio è sorvegliata dalla polizia, dal tenente Lippolis, Valerio Mastandrea, che aspetta una promozione, ha una delicata situazione familiare e considera quelli di Radio Alice dei semplici casinisti, e, soprattutto, dall'appuntato Lionello, Max Mazzotta, che ha l'onere di ascoltare tutte le trasmissioni, è sua la divertente battuta finale del film che non svelo, dovete guardarlo. C'è poi il difficile nodo della presenza femminile, raccontato attraverso i movimenti femministi e soprattutto concentrato nella figura di Marta, Claudia Pandolfi, donna emancipata, sessualmente libera, che porta avanti due relazioni alla luce del sole, avvocato degli ultimi e delle cause perse, che lotta tra ideali e realtà del quotidiano.

Sono tante le dinamiche trattate dal film, quelle tra Stato e movimenti, tra giovani e famiglie, tra rifiuto del lavoro ed etica del lavoro, tra uomini e donne, tra militanza e privato, tutte dinamiche raccontate attraverso una pletora di personaggi e destinate a collidere nel finale drammatico. 
Come, poi, non citare la musica, elemento narrativo fondamentale in Lavorare con lentezza. Oltre alla canzone di Enzo Del Re, troviamo brani di Frank Zappa, Tim Buckley, Patti Smith, Rino Gaetano e Gianni Nebbia, colonna sonora originale a firma di Teho Teardo. C'è anche una bella esibizione degli Afterhours chiamati ad interpretare gli storici Area in un grande concerto organizzato dalla radio. Altra curiosità, nel film c'è la comparsata di un giovane Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale, mi pare di averlo riconosciuto, smentitemi se non è così. Nel finale del film la cronaca entra prepotentemente e il tono diventa drammatico con gli scontri di piazza e l'uccisione dello studente Francesco Lorusso.

Solo in questo caso il regista ha voluto attenersi il più possibile alla realtà dei fatti, basandosi sugli atti processuali ed evitando la mitologia dei movimenti. Con il proiettile sparato dalla polizia nel petto di Lorusso s'infrangono i sogni di libertà e rivoluzione, e la doccia fredda arriva anche su Radio Alice che viene sgomberata dalle forze dell'ordine. Il regista descrive nei dettagli quell'irruzione e alla fine dopo i titoli di coda fa ascoltare l'audio originale di quei momenti concitati che terminano con un microfono strappato di mano e con il silenzio. Lascia l'amaro in bocca, ma il film finisce con una battuta e nello spettatore cresce la speranza che quei fermenti creativi siano ancora in circolo e che un cambiamento sia sempre possibile.

Articolo a cura di Prisca Civitenga
 

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