La voce dei Tears for Fears su VOCI.fm
ARTICOLO
“Golden Voices”: una storia, una voce, è il podcast che si occupa di raccontare tutto ciò che si cela nelle timbriche vocali dei personaggi più iconici dei fantastici anni 80. I protagonisti di questo episodio sono i Tears for Fears.
Podcast a cura di Emiliano Pinacoli
Roland Orzabal e Curt Smith sono cresciuti insieme nella città di Bath nel Sud-Ovest dell'Inghilterra, in una condizione familiare piuttosto difficile. Entrambi risentivano della severa educazione paterna ed in un contesto scolastico rigido ed austero la musica era l'unica ancora di salvezza. Iniziano a suonare insieme in età adolescenziale, fino a formare i “Graduate”, una band ispirata dalla nuova ondata mod inglese dell'inizio degli anni '80. Con loro registrano un solo album nel 1980 (“Acting my age”), per poi sciogliersi ed iniziare un nuovo progetto musicale inizialmente chiamato “The History of Headaches”, che poi prese il nome di “Tears for Fears”.
Sia Orzabal che Smith sono stati due giovani molto interessati alla psicanalisi ed in particolare alle teorie di Arthur Janov, secondo le quali riprovando le primissime sensazioni dell'età perinatale le lacrime potevano sostituire le paure (da qui l'ispirazione per il nome della band). I “Tears for Fears” incidono il primo singolo nel 1981 e nel 1982 pubblicano il secondo, intitolato “Pale Shelter”. Con il terzo singolo “Mad World” raggiungono le vette delle chart inglesi e nel marzo 1983 esce “The Hurting”, il loro primo disco che, concettualmente, è ancora intriso delle teorie di Janov e che propone un tipo di sound ispirato dal pop elettronico ma che aveva delle canzoni create alla chitarra acustica da Roland Orzabal.
Questa combinazione è stata il loro punto di forza, rimarcato maggiormente nel secondo album uscito nel 1985, “Songs from the Big Chair”, un disco in cui la loro attitudine al sound più live da vera band è particolarmente accentuata. Questo è stato il loro periodo di maggior successo anche fuori dai confini europei, grazie a canzoni come “Shout” ed “Everybody Wants to Rule the World”, ormai diventati dei classici della musica pop. A questo disco seguì un lungo tour di concerti in tutto il mondo, che accresce il loro desiderio di abbandonare sempre più il sound del synth pop in favore di una dimensione musicale “di insieme”, improntata all'improvvisazione e al suono live.
Per questo inseriscono nella line-up della band la cantante soul Oleta Adams. Ci sono voluti quattro anni, vari cambi di studi di registrazione e un accurato studio del suono nella sua rifinizione per fare uscire il loro terzo album: “The Seeds of Love”, un disco che è fondamentalmente basato su varie jam session e che è costato ad Orzabal e Smith molto denaro ed energie. Dopo questo disco, infatti, Curt Smith abbandona la band ed è il solo Orzabal a portare avanti il nome “Tears for Fears”, con il quale incide altri due album: “Elemental” nel 1993 e “Raoul and the Kings of Spain” nel 1995, ma sono essenzialmente suoi progetti solisti.
Nel 2001 avviene un riavvicinamento tra i due che li porta di nuovo a suonare insieme. Il risultato di questa reunion è l'album del 2003 “Everybody Loves a Happy Ending”, dopo il quale nel 2022 esce “The Tipping Point”. L'eredità musicale lasciata dai “Tears for Fears” è vastissima e spazia in ogni genere musicale; numerosissimi artisti dall'hip hop al pop al rock alternativo hanno dichiarato di ispirarsi a loro, tanto che nel 2003 Gary Jules rielaborò una nuova versione intima e delicata di “Mad World”, che diede a questo brano una nuova veste ed un nuovo successo.
L'impatto dei “Tears for Fears” sulla musica è innegabile, con influenze che si estendono attraverso molteplici generi e generazioni. La loro capacità di fondere teorie psicanalitiche con la musica pop ha creato un suono distintivo che continua a risuonare. La loro musica, caratterizzata da profondità emotiva e innovazione sonora, rimane un punto di riferimento per molti artisti contemporanei e futuri.







