La voce di Bryan Ferry su VOCI.fm
ARTICOLO
“Golden Voices”: una storia, una voce, è il podcast che si occupa di raccontare tutto ciò che si cela nelle timbriche vocali dei personaggi più iconici dei fantastici anni 80. Il protagonista di questo episodio è Bryan Ferry.
Podcast a cura di Emiliano Pinacoli
Bryan Ferry è certamente tra i più eleganti e raffinati esponenti della scena musicale inglese. Nel corso dei decenni ha sempre innovato e portato il suo stile inconfondibile nella cultura pop. Nato a Washington, nel nord dell'Inghilterra, il 26 settembre 1945, subito dopo essersi laureato all'Accademia delle belle arti di Newcastle ha iniziato a insegnare ceramica e parallelamente a portare avanti la sua attività di cantante e pianista in alcune band locali.
All'inizio degli anni '70, Ferry fonda i “Roxy Music”, dove nella line-up degli esordi compare anche Brian Eno, poliedrico musicista da sempre attento alle avanguardie musicali. I “Roxy Music” sono eccentrici, glam, ma anche attentissimi alle sperimentazioni, con l'obiettivo di portare nel Rock n'Roll la musica “colta”. Bryan Ferry è stato influenzato nel suo modo di cantare dai cantanti crooner, con uno stile intimo, confidenziale e romantico.
Nel 1970 fa un'audizione per entrare nei “King Crimson”, ma non viene scelto; Robert Fripp, chitarrista, lo aiuta però a mettersi in contatto con la Island Record, che pubblicherà il primo disco dei “Roxy Music”. Nel marzo 1972 esce “Roxy Music”, l'album, ed è un esordio davvero innovativo e originale, grazie anche alle genialità musicali di Brian Eno; un album che assembla con disinvoltura jazz, cacofonia, rock'n'roll e avanguardia, unendo al tutto un'immagine androgina e appariscente .
Nel 1972, T-Rex, David Bowie e Roxy Music delineano lo stile musicale ed estetico di quell'anno, per una rivoluzione musicale e culturale che ispirerà le generazioni future. Parallelamente alla band, Bryan Ferry porta avanti un suo progetto solista, nel 1973 pubblica “These foolish things”, un album di cover tra le quali spicca il rifacimento molto originale di “A hard rain is gonna fall” di Bob Dylan, suo grande punto di riferimento. Nel 1974 esce “Another time Another place”, un altro disco solista di cover.
Dopo la fuoriuscita di Brian Eno dai Roxy Music, Ferry inizia a scrivere per la band dei dischi che si concedono più al mercato pop, ma che ancora sono densi di una fascinazione, da cui prendono ispirazione gruppi come Duran Duran e Japan e tutto il movimento musicale New Romantic. Gli anni '80 sono un periodo d'oro per Bryan Ferry che, ormai artista maturo, si muove intorno a una scena musicale che deve anche a lui e al suo stile le basi di un’eleganza marcata e a tratti edonistica.
Nel 1985 esce il suo disco “Boys and Girls” che, ricco di suggestioni musicali esotiche, contiene i suoi brani più conosciuti: “Don't stop the dance” e soprattutto “Slave to love”, forse la canzone più raffinata del decennio, che compare nella colonna sonora del film “9 settimane e mezzo”. Nel 1987 pubblica “Bète Noire”, altro disco di gran classe, per poi ritornare nel 1993 con “Taxi”, un altro album di cover, mentre nel 1994 torna a collaborare con Brian Eno in “Mamouna”, disco in cui lavora anche su una gran pulizia vocale. I suoi ultimi album del 2010 e del 2014 confermano ancora il talento, lo charme e il carisma musicale di Bryan Ferry, l'ultimo grande romantico del pop inglese.







