La voce di Chrissie Hynde su VOCI.fm
ARTICOLO
“Golden Voices”: una storia, una voce, è il podcast che si occupa di raccontare tutto ciò che si cela nelle timbriche vocali dei personaggi più iconici dei fantastici anni 80. La protagonista di questo episodio è Chrissie Hynde.
Podcast a cura di Emiliano Pinacoli
Christine Ellen Hynde nasce ad Akron in Ohio il 7 settembre 1951. Cresce in un periodo propizio per appassionarsi di musica, in adolescenza vive tutta l'era di Jimi Hendrix, Jefferson Airplane, Janis Joplin e soprattutto la cosiddetta “British invasion” dei Beatles e Kinks. Da giovanissima prende la sua prima chitarra ma è troppo timida per suonare con altri, alla fine della scuola però viene attratta dallo stile di vita Hippie e decide di andarsene un po' in giro; approda in Europa, Francia e soprattutto Inghilterra dove, a Londra, vive in prima persona il fenomeno Punk.
Viene assunta come commessa nel negozio di abbigliamento di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren ed è proprio lì che inizia tutto: sono anni turbolenti e pieni di musica, Chrissie Hynde per ottenere i documenti per restare a Londra chiede a Sid Vicious dei Sex Pistols di sposarla, ma quando si trovano all'ufficio matrimoni trovano chiuso. Chrissie si ritrova clandestina e con una grande voglia di suonare: diventa per un breve periodo la chitarrista dei Clash e nel frattempo spedisce ovunque demo-tape delle sue canzoni.
La nota Dave Hill, responsabile di una piccola etichetta discografica, che le suggerisce di trovare elementi per formare un gruppo. Così, insieme al bassista Pete Farndon, al chitarrista James Honeyman Scott ed al batterista Martin Chambers forma “The Pretenders”, che pubblicano il primo album omonimo nel 1980.
Chrissie Hynde è diventata negli anni una figura carismatica e determinata in un mondo musicale che negli anni 70 lasciava poco spazio alle donne; lei invece si è imposta come una delle prime a far sentire la propria voce e a dimostrare che per fare la leader in una band di musica Rock, per essere selvaggi e spregiudicati non è necessariamente indispensabile essere uomini.







