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La storia della radio: dall'URI all'EIAR

VOCI IN VETRINA

ARTICOLO

Torna Enzo Mauri con la rubrica "La storia della radio". Argomento trattato appieno oggi, in questo articolo che ripercorre la vita dell'amato media partendo dai lontani tempi dell'URI.

Articolo realizzato da Enzo Mauri




Il percorso che portò alla nascita della radio italiana fu tutt’altro che agevole, solo a metà degli anni ’30 si potrà davvero parlare di mezzo di comunicazione rivolto alle masse e non a un numero molto limitato di utenti. Nel 1910 il Parlamento italiano aveva promulgato la prima legge in materia di radiotelegrafia e radiotelefonia, la numero 395 del 30 giugno, l’anno precedente, infatti, aveva visto la nascita dell’Araldo Telefonico di cui ho già parlato su Voci.fm che forniva servizi via filo attraverso una rete di 300 chilometri. Nel marzo 1924 il primo intoppo: fallisce il tentativo di trasmettere il discorso di Benito Mussolini dal Teatro Costanzi di Roma.



L’inevitabile clima di diffidenza che venne a crearsi attorno alla radio non impedì comunque la nascita il mese successivo del Ministero delle comunicazioni sotto l’egida di Costanzo Ciano, dicastero che attraverso il decreto legge 655 definì i contenuti della radiodiffusione e il sistema di finanziamento dei futuri concessionari attraverso la pubblicità e un canone di abbonamento. Nel luglio dello stesso anno l’ennesimo regio decreto, questa volta il numero 1226 stabilì che: l’esercizio di comunicazioni per mezzo di onde elettromagnetiche sono riservati alla Stato con facoltà del Governo di accordarli in concessione. Si arrivò così al 27 agosto data che segnò la nascita dell’URI (Unione Radiofonica Italiana) costituita dalla fusione tra Radiofono (Società italiana per le radiocomunicazioni circolari) e Sirac (Società italiana radio audizioni circolari), presidente l’ingegner Enrico Marchesi già direttore Fiat.

Il 6 ottobre 1924 è la data ufficialmente riconosciuta che segnò la nascita della futura Rai. Alle 21, quei pochi che ebbero la fortuna di ascoltarla, ricevettero la voce di Ines Viviani Donarelli annunciare il concerto inaugurale, il quartetto opera 7 di Haydn, la Donarelli era a sua volta violinista nonché moglie del direttore artistico dell’Uri. Per molti anni l’annuncio fu attribuito a Maria Luisa Boncompagni la decana delle presentatrici radiofoniche, per qualche inspiegabile motivo la parte dell’audio in cui la Donarelli presentava se stessa, era stata rimossa e solo diverso tempo dopo venne scovato quello integrale. Come dicevo la nascita della radio in Italia non ebbe vita facile, la stessa monotona programmazione basata perlopiù su musica impegnata, jazz compreso e sulle notizie fornite dall’agenzia giornalistica Stefani l’unica fonte designata dal governo, non aiutò certo ad allargare il numero di abbonati, appena 26 mila contro i quasi due milioni della BBC, inoltre il costo di un ricevitore, 3000 lire, era quasi proibitivo in un’epoca in cui lo stipendio medio era di circa 3500 lire, pure il canone di abbonamento, 90 lire, era poco appetibile.

Forte dell’esclusiva dei servizi di radioaudizioni circolari fornita dal Ministero delle comunicazioni, L’URI s’impegnò a fornire un certo numero di trasmissioni quotidiane e ad ampliare la rete di stazioni trasmittenti. Il 18 gennaio 1925 uscì il primo numero del “Radiorario” il settimanale ufficiale dell’URI futuro “Radiocorriere”, nel dicembre entrò in funzione la stazione radiofonica di Milano, mentre il 9 aprile 1926 nacque la SIPRA (Società italiana pubblicità radiofonica anonima) che ottenne la gestione della pubblicità dell’URI, primo presidente Arnoldo Mondadori. 

 

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